Gioco d’azzardo, web, sostanze e altre dipendenze comportamentali. Dalla conoscenza alla cura

Formare professionisti capaci di applicare le conoscenze acquisite durante il percorso nella pratica dei servizi pubblici o del privato; creare una cultura approfondita sul tema delle dipendenze con specifico riguardo al gioco d’azzardo patologico.  Sono molto chiari gli obiettivi alla base della sfida che l’Università di Udine ha deciso di affrontare attraverso il primo Corso di perfezionamento sul “Gioco d’azzardo, web, sostanze e altre dipendenze comportamentali” avviato pionieristicamente in novembre. «Nasce da uno stimolo che arriva direttamente dalla Regione che ha creato un tavolo di lavoro sul tema e attuato una serie di iniziative, di linee formative e task force specifiche per le dipendenze comportamentali tra cui l’azzardo – sottolinea il Direttore del Corso Matteo Balestrieri, Professore Ordinario di Psichiatria presso l’ateneo friulano –  E noi ci siamo cimentati ben volentieri in questa nuova sfida, tra le pochissime in Italia». Un percorso della durata di un anno per fornire ai corsisti un ampio quadro formativo e informativo sulle dipendenze comportamentali con una parte farmacologica dedicata a quella da sostanze. «Il corpus più consistente è legato al gioco d’azzardo di cui affronteremo tanti aspetti tra cui l’inquadramento, la prevenzione, le terapie e anche questioni medico- legali».

Prof. Balestrieri quando è possibile definire “patologico” il gioco d’azzardo?

«Diventa tale quando inizia a condizionare fortemente la vita della persona a tal punto da portarla a non essere più in grado di mantenere i propri ritmi di vita, a perdere le relazioni interpersonali, ad avere difficoltà nel mantenere il lavoro. La mente, in sostanza, viene totalmente colonizzata dal pensiero ossessivo del gioco».

Com’è possibile accorgersi della patologia?

«Da variazioni inspiegabili nei comportamenti e nelle abitudini che si osservano improvvisamente. Parlo per esempio di atteggiamenti menzogneri, depressione, preoccupazione, scatti d’ira, aggressività, perdita di controllo della situazione per cui la persona finisce per reagire malamente a determinate critiche. Il problema può tuttavia non essere rilevato anche per molto tempo soprattutto se dal punto di vista economico porta a spendere cifre compatibili con i propri guadagni».

È possibile individuare caratteristiche di base comuni ai giocatori d’azzardo?

«In linea generale i giocatori presentano sicuramente una tendenza all’impulsività e alla cosiddetta sensation seekong ovvero la ricerca di sensazioni. C’è dunque una tipologia di persone che si sente viva se percepisce emozioni forti nel corso della propria esistenza. Il gioco però  è anche una risposta alla depressione e se all’inizio è un modo per cercare di sentirsi vivi poi diventa invece una rincorsa nel tentativo di compensare ciò che si è progressivamente perso».

Che cosa possono fare i familiari di un giocatore nel momento in cui si rendono conto che c’è un importante problema in corso?

«La famiglia si trova in grande difficoltà. Ci sono centri che si occcupano specificamente di questo, ci sono tecniche di tipo cognitivo-comportamentale messe in campo e utilizzate, ci sono anche i gruppi di auto aiuto che funzionano ma non esistono al momento linee guida internazionali che dicano quali siano gli interventi cardine.  Ci sono comunque diverse esperienze, sia nel pubblico che nel privato, che cercano di far fronte al problema mostrando una certa efficacia».

Prof. Balestrieri, emerge dalla stessa denominazione del Corso. Parte dello stesso sarà anche dedicata al Web. Di che tipo di realtà stiamo parlando?

«Si tratta di un mare magnum. Il web accoglie tutto e offre numerose occasioni di dipendenza senza nemmeno obbligarti ad uscire di casa. Diventa quindi un luogo che attrae e che cancella le relazioni. Si tratta certamente di una dipendenza importante e di un fenomeno da tenere sotto controllo».

 

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